REPERTORIO
- Miles Gloriosus
- La Commedia dei Gemelli
- La Paura di Arlecchino
- Comici e Capocomici
- La MelaCotogna
- La Storia di tutte le Storie
- L'Odissea di Odisseo
Una Produzione Plautus Festival 2010 - Comune di Sarsina - TeatroVivo
Miles Gloriosus
di Tito Maccio Plauto
cast: gli attori del laboratorio teatrale di Sarsina - adattamento e regia: Cristiano Roccamo
La Commedia Dei Record. Il soldato fanfarone, vanaglorioso, che millanta continuamente le sue “incredibili” imprese, il parassita che spalleggia il padrone nelle sue vanterie, il servo astuto regista indiscusso dell’intreccio, e naturalmente il vecchio vicino di casa, il giovane innamorato, la giovane sempre contesa, le meretrici che ingannano e recitano a dovere le parti convenute. In questa che è la commedia più lunga di Plauto, la più ricca di parti recitate, una di quelle col maggior numero di personaggi, non mancano certo gli ingredienti che lo scrittore sarsinate ha introdotto e che i suoi successori hanno fatto propri in tutta la storia del teatro occidentale.
Perchè Plauto. Plauto scriveva per un pubblico popolare, cercava di assecondare il gusto del pubblico e di
ottenere l’applauso della platea. Al pubblico popolare piacciono i vari espedienti farseschi: le sorprese e le battute comiche, gli equivoci e gli scambi di persona, le beffe e i raggiri, la caricatura e la parodia, i giochi di parole, i doppi sensi grossolani, l’esaltazione dei piaceri materiali, la ricerca del guadagno e del denaro con ogni mezzo.
Plauto è il padre del teatro comico popolare moderno. Le sue commedie hanno ricevuto pesanti critiche in epoche dominate dal gusto classico o classicistico perché non rappresentano un’arte raffinata, morigerata e decorosa. Il classicismo francese del Seicento, per esempio, anche se il grande Molière trasse spunti e argomenti da Plauto, mostra un profondo disprezzo nei confronti delle commedie plautine, in particolare per il linguaggio sboccato e triviale.
Ma a partire dai primi decenni del Novecento il comico farsesco torna di moda e riacquista un valore artistico. La fortuna del teatro di Plauto segue l’onda dei film comici di Charlie Chaplin. Nel mondo di Plauto non esistono ne moralità ne umanità: i rapporti tra gli uomini si basano sull’inganno e sulla frode, oppure mirano a ricavare guadagno o piacere. I sentimenti e gli
affetti sinceri, quando ci sono, sono comici e non commoventi.
Note di Regia. L’intreccio architettato con cura dal servo astuto ai danni del soldato e a vantaggio del giovane innamorato, in questa lettura drammaturgica, viene rispettato con una messa in scena semplice, senza quarta parete, legata alle tecniche della farsa e del lazzo comico, del ritmo e del respiro della commedia.
Attori che dialogano tra loro, che dialogano con il pubblico… come voleva Plauto e come si aspetta chi viene ad assistere a una commedia. L’intreccio, spietato nello svelare gli istinti che muovono i personaggi, ci da' l'immagine disincantata e divertente delle vicende umane che rimangono immutate nel tempo. Sono sempre le stesse, 2000 anni fa come ora, nelle dinamiche e negli intrecci. Ecco perché Plauto è per me un contemporaneo, così come tutta quell'arte che appartiene alla tradizione della Commedia all'Italiana.
Un'opportunità per giovani attori professionisti di misurarsi subito con un grande classico latino, per riallacciarsi alla nostra tradizione comico-popolare la quale ci rende unici come popolo e come spirito.
Ecco cosa si aspetta lo spettatore: di essere compreso nella commedia con il proprio essere presente in platea, dove la sua risata sia battuta del testo, per realizzare quell'evento unico e inscindibile che fa di quella rappresentazione la propria catarsi.
Plauto ci dà gli strumenti.
Gli attori la loro energia.
Cristiano Roccamo
Il Laboratorio Teatrale. La realizzazione di un laboratorio teatrale a Sarsina, durante il periodo estivo, è un’iniziativa nata nel 1995. Nel 1998 il Laboratorio è stato inserito nel progetto internazionale "Casa Europa", cofinanziato dalla Comunità Europea. È oggi uno dei laboratori più ambiti e seguiti da chi ha finito gli studi accademici o per chi vuole approfondire l’arte della commedia. Rimane una vetrina importante, come importante è l'opportunità che si dà loro sia di allestire uno spettacolo che di farlo circuitare. La tournèe è pur sempre la strada istintiva e l'occasione per ogni attore di praticare la propria arte e affinare il proprio talento.
Una Produzione Plautus Festival 2010 - TeatroVivo
La Commedia dei Gemelli
da "I Menaechmi" di Plauto
con Massimo Venturiello - regia di Ted Keijser
A prima vista sembra che Plauto voglia scrivere una semplice commedia col suo solito saporito linguaggio, con scherzi, intrighi, passioni, incomprensioni, diffidenza, esuberanza, arrivando ad uno scompiglio totale. Ma Plauto fa anche vedere che noi possiamo essere rovesciati sottosopra per la variabilità dell’ essere umano. Per amici e parenti di Menecmo, il nuovo arrivato, suo fratello gemello, altri non è se non Menecmo stesso che, per sottrarsi alle sue responsabilità, si finge quasi un altro. È colui che cerca di salvarsi la pelle, che pensa di poter fare e disfare come conviene a lui. Egli spinge le persone che di solito lo frequentano all’alienazione mentale, per cui esse, a loro volta, dichiarano lui matto e cercano con forza di rinchiuderlo in manicomio. Per fortuna c’è sempre il servo onesto e di buona fede, in questo caso Messenione, a salvare il suo padrone in difficoltà. Ma anche lui non riesce a riconoscere il fratello gemello del suo vero padrone e crede invano d’aver guadagnato la sua libertà con questa impresa eroica. Le complicazioni per Menecmo aumentano rapidamente e la spirale di furberie e inganni non conosce fine. Nessuno si fida più di nessuno fino a quando si scopre lo scambio dei due gemelli e Messenione mette tutto al suo posto. Una storia con un lieto fine insomma, come si voleva all’epoca e come, dopotutto, si gradisce anche ai giorni nostri.
Plauto scriveva questa Fabula Atellana(commedia da sagra, festa popolare, kermesse) 2000 anni fa per divertire il pubblico romano. Ci riesce con mezzi semplici e molto efficaci. Facilmente si riconoscono nel comportamento degli attori i nostri stessi comportamenti. Il successo di questa commedia si basa sul fatto che il pubblico sa tutto mentre i personaggi in palcoscenico non sanno niente e questo artificio viene magistralmente sfruttato da Plauto inventando una teoria infinita di malintesi che solo il pubblico comprende.
Il Cast. Un cast affiatato, energico, esperto della commedia. Nel ruolo del protagonista Massimo Venturiello, attore, doppiatore e regista, la sua esperienza nel campo teatrale e cinematografico insieme alla sua disponibilità a creare e a stupire ne fanno un artista efficace e divertente. Un istrione che magnetizza il pubblico per il suo saper essere presente e sorprendente.
Laura Lattuada, nota attrice teatrale e cinematografica, qui nella veste della petulante moglie di Menecmo. La sua raffinatezza teatrale si colora delle più indovinate sfumature comiche. Il risultato? Una spumeggiante matrona che darà filo da torcere a Menecmo e che regalerà scene di vera ilarità a chi assiste.
Una coppia che ha già lavorato insieme e che con entusiasmo ha accettato la sfida di un nuovo classico.
Un' infallibile commedia degli errori, tutta per il pubblico, senza quarta parete, con un allestimento poetico e onirico. Il resto del cast è formato da attori con esperienza e con un'ottima formazione teatrale, i quali hanno già lavorato insieme in commedia.
Note di Regia. Come per tutti i miei lavori da regista, cerco, anche con “Menecmi”, la musica e il ritmo della parola e la musica e il ritmo del corpo, la musica e il ritmo del coro dei commedianti e la musica e il ritmo dello spazio. Cerco di andare fino in fondo nel gioco degli equivoci, proposto da Plauto. Cerco con i commedianti il massimo della loro fisicità. Voglio creare la complicità tra di loro per arrivare a mettere in risalto la struttura del testo. Prima di tutto deve esserci la gioia di giocare/recitare questa commedia plautina e il gruppo deve funzionare come un organo unico, nel quale
ognuno è solista al momento giusto.
“Menecmi” è un gioco degli equivoci che scatena il riso ed anche la risata vera è eterna. Dico apposta risata vera, perché parlo della risata che viene spontanea, immediata, senza passare per il ragionamento. Non te ne accorgi nemmeno, guardi e ridi. Questa risata viene direttamente dalla pancia. Il riso come il pianto è anche liberatorio. Il riso e il pianto sono i due meccanismi per i quali io faccio il mestiere del regista e faccio teatro. Maestri come Carlo Mazzone Clementi e Jacques Lecoq mi hanno insegnato che la commedia è una cosa seria e non è facile come sembra.
Ted Keijser
La Paura di Arlecchino (fuori produzione)
da Carlo Gozzi a Gianni Rodari
Povero Arlecchino, sempre coinvolto negli intrighi dei suoi padroni, in imprese estenuanti e viaggi ‘pericolosi’…
Il Re Attendolo aveva la vita più bella che si potesse immaginare ma un giorno suo figlio Francesco fu colpito da una terribile ipocondria che soltanto “il riso da ridere non il riso da cuocere” avrebbe potuto guarire. Per questo motivo, Arlecchino venne nominato comico dell’arte con il compito di suscitare le risa nel principe. Tra lazzi e battute il principe guarì fino a quando improvvisamente Fata Morgana, acerrima nemica del Re, condannò il Principe all’amore della MelaCotogna. Da qui il viaggio alla ricerca della MelaCotogna di cui soltanto il Mago Celio ne conosceva il mistero.
La paura è argomento delle vicende di cui Arlecchino si rende protagonista - paura di vedersi felici o di rendere felici, la paura di ciò che non si conosce, la paura per la vita - e il principale motore di questo insieme scenico che usa il pretesto di una Fiaba per raccontare e affrontare questa emozione che oggi, come da sempre, tanto ci appartiene.
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| Foto di Massimo Randi |
Produzione: TeatroVivo e Limprovvisa - Cotignola
Con il contributo di: Regione Emilia-Romagna e Comune di Cotignola
Scritto e Diretto da: Cristiano Roccamo
Interpreti / Personaggi
Cristiano Roccamo / Arlecchino
Tamara Fagnocchi / Colombina e Principessa
Luca Cairati /Dottore e Mago Celio
Stefania Medri / Fata Morgana
Mirco Trevisan / Capitan Spavento
Musiche originali: Andrea Lepri e Barbara Mazzotti
Maschere e Scenografie: Andrea Cavarra
Scene e Attrezzeria: Deborah Catani
Costumi: Susy Urbani
Calzature: Piero Zamagni
Sartoria: Marta Benini e Giuliana Berardi
Responsabili di Produzione e Distribuzione: Nicoletta Ancherani e Ilaria Coresi
Comici e Capocomici (fuori produzione)
Lo spettacolo conferenza è nato nel 2003 al “Centro Teatrale Albatros” di Parigi ed è diretto da Carlo Boso.
Attori e regista decidono di interpretare scene più o meno conosciute della Commedia dell’Arte, legate tra loro da raccordi, a volte comici ed altre poetici, con cui raccontare la storia di questa forma teatrale; inizia quindi un intenso lavoro di ricerca di testi antichi di Commedia dell’Arte presso la Biblioteca dell’Arsenale della capitale francese.
Si è scelta tale forma di spettacolo, per raccontare al pubblico quanto la Commedia dell’Arte abbia fatto per il teatro moderno e quanto questa sia oggi ancora importante e riconoscibile in tutte le forme di espressione teatrale occidentale.
Lo spettacolo è strutturato a scene, che vengono presentate al pubblico da un attore che si occupa solo di questo, che vanno dal Bruni fino a Goldoni, toccando molto del repertorio scritto della Commedia dell’Arte.
La volontà di utilizzare un ampio linguaggio riferito a Carlo Goldoni, viene dalla necessità di comunicare al pubblico quanto l’autore abbia fatto per la Commedia dell’Arte, soprattutto dopo il riallestimento del Servitore di Due Padroni di Giorgio Strehler (1947) – regista con cui lo stesso Boso ha lavorato per anni - ma anche per smentire coloro che credono che solo il Goldoni abbia fatto della Commedia all’Italiana una vera forma teatrale, per questo all’interno dello spettacolo ringraziamo l’autore veneto del suo lavoro ma ricordiamo al pubblico anche l’importanza di altri autori quali Gozzi, Scala, Tasso, Bruni.
Questo in sintesi per declamare ad alta voce che la Commedia dell’Arte ancora oggi ha qualcosa da dire e può far ridere e divertire mettendo il pubblico nella situazione di esorcizzare i grandi drammi sociali.
La realizzazione si avvale delle tecniche espressive che hanno reso eccezionale questa forma di teatro: l’improvvisazione basata su esercizi di retorica, l’uso della maschera, del canto, della pantomima, della scherma teatrale e… del teatro nel teatro.
L’avventura cominciata a Parigi, continuò in Italia nei mesi successivi presso la sede di Teatrovivo a Cotignola (Ra), dove gli attori terminarono il lavoro iniziato da Carlo Boso.
In scena gli attori si esibiscono interpretando ben 14 personaggi con e senza maschera, ripercorrendo i testi più o meno famosi della storia della Commedia dell’Arte, dal Bruni al Goldoni fino ai giorni nostri con scene inedite, riassunti in 10 differenti scene, il tutto per riscoprire questa antica ed incredibile forma di spettacolo.
Comici e Capocomici nella Commedia dell’Arte, ha debuttato il 1° maggio 2003 al Festival del Mimo di Abbiategrasso (MI); ed ha proseguito la sua tournée tra l’Italia e L’Europa (Parigi, Sofia, Lisbona, Malta, Germania ed Ungheria) con l’intento di dare ampia visibilità a quello che è stato ed è il fenomeno Commedia dell’Arte.
Adatto ad un pubblico di qualsiasi età (matinée e serali)
Lo spettacolo può essere rappresentato in parte anche in: francese, inglese, spagnolo, tedesco e nella lingua locale per la parte conferenziata, coinvolgendo, se possibile un attore del luogo.
Regia: Carlo Boso
Produzione: TeatroVivo, Comune di Cotignola, Provincia di Ravenna e Progetto Europeo Cultura 2000
La MelaCotogna (fuori produzione)
Ne L'Amore delle Tre Melarance di Carlo Gozzi ha parte notevole l’elemento satirico ed allegorico: adattare l’opera del Gozzi alla storia del Capostipite della famiglia degli Sforza, Muzio Attendolo, Conte di Cotignola, ci sembra essere un’operazione di assoluto valore storico ed artistico per il nostro territorio. Per questo diventa L’Amore della MelaCotogna: quel principe Francesco Sforza, figlio di Muzio Attendolo, a cui il medico riscontra un’incurabile ipocondria, a causa di un destino già segnato. Truffaldino, che solo riesce a far ridere Francesco, altro non è se non la vecchia Commedia dell’Arte, in cui, secondo il Gozzi, erano riposte tutte le speranze del teatro italiano.
Abbiamo voluto trasformare la storia di Muzio Attendolo e del figlio Francesco Sforza degli Attendoli in una fiaba teatrale nella speranza di avvicinare il pubblico alla voglia di conoscenza delle radici storiche e culturali della nostra penisola.
Muzio Attendolo, Duca di Milano e Conte di Cotignola, è preoccupato per la malattia, ipocondria, che ha colpito suo figlio ed unico erede Francesco Sforza degli Attendoli. Scopre in Truffaldino, cuoco di palazzo, un grande comico. Per questo decide di ingaggiarlo in questa nuova veste, nella speranza che il riso possa guarire Francesco Sforza, colpito da ipocondria. Si organizza un Festival nel quale Truffaldino sarà l’unico comico ed in questa occasione riuscirà a far ridere Francesco Sforza. A quel punto, Fata Morgana irrompe sulla scena per attentare alla vita di Francesco. Morgana in realtà è la Regina d’Aragona che si lamenta del malgoverno degli Sforza. Per questo, dopo aver fallito l’attentato, maledice Francesco, condannandolo all’amore della MelaCotogna. Qui comincia il viaggio di Francesco e Truffaldino alla ricerca del frutto. Da Milano a Cotignola, terra natia degli Sforza e prigione della MelaCotogna.
Il Mago Celio decide di intervenire in aiuto di Francesco e Truffaldino, in quanto sostenitore della casata sforzesca, giusta ed equa secondo lui, dopo la futura guarigione di Francesco Sforza.
Scritto e Diretto da: Cristiano Roccamo e Nicola Cavallari
Produzione: TeatroVivo e Limprovvisa
Con il contributo di: Regione Emilia-Romagna e Comune di Cotignola
La Storia di Tutte le Storie (fuori produzione)
di Gianni Rodari

Una storia non solo per bambini…
Il viaggio che Colombina, Pulcinella e Balanzone compiono attraverso diversi regni non può essere considerato solamente un peregrinare fine a se stesso, piuttosto il percorso che ciascuno di noi compie nelle fasi della crescita. Il distacco materno (e quindi l’acquisizione della propria indipendenza), il superamento delle paure, la difficile padronanza con le parole, sono fasi, grazie alle quali i personaggi del dramma crescono, acquisiscono esperienza, diventano attivi nelle proprie scelte. Sono tante le difficoltà che i nostri eroi incontreranno lungo il loro cammino: oltre a mostri e streghe, c’è anche un Pantalone ricco e avaro che farà di tutto per spillare qualche soldo. Al termine di questo viaggio i personaggi capiranno che per tutti, prima o poi, arriva il momento di crescere, di abbandonare, insomma, il proprio uovo e di mettersi in gioco.
È un dramma, questo, scritto per i bambini, veloce, fresco, giocoso e colorato: li appassionerà e li farà molto divertire; ma è anche pieno di significato, non banale, in grado di prendere perfino gli adulti, che potranno riconoscersi nei ruoli dei personaggi, e potrebbero anche imparare qualcosa, visto che non si è mai adulti fino in fondo (e bisognerebbe ricordarselo un po’ di più).
Con Cristiano Roccamo, Tamara Fagnocchi e Stefania Medri
Regia di Cristiano Roccamo
Produzione TeatroVivo
L'Odissea di Odisseo (fuori produzione)
Liberamente tratto dall’Odissea
L’epico Ulisse è ancora oggetto di studi, ricerche ed allestimenti teatrali.
La nostra voglia di mettere in scena una parte dell’Odissea nasce dal desiderio di raccontare “il viaggio” perché quello di “Nessuno” non è un viaggio qualsiasi ma la ricerca di nuovi mondi, di nuove culture, è sete di conoscenza. Il suo è un percorso intenso, fatto di emozioni, sogni e speranze che si condividono, si scambiano, si incontrano con quelli dei numerosi personaggi che arricchiscono il suo peregrinare: Circe, Polifemo, gli Dei dell’Olimpo, Euriloco. In questa storia il sentimento è linfa vitale dei protagonisti.
Raccontare un viaggio ai ragazzi di oggi significa raccontargli la necessità di conoscere gli altri, paesi e culture diverse e l’importanza di un confronto, e non di uno scontro, come strumento fondamentale nella nostra società. Spesso le emozioni in questo mondo fatto solo di apparenze sono un po’ sbiadite perché il contatto e lo scambio con il prossimo è superficie scivolosa che non intacca quasi più l’essere umano.
Lo spettacolo è allestito come fosse un sogno, utilizzando diverse tecniche teatrali tra cui anche le Maschere della Commedia dell’Arte.
Regia di Cristiano Roccamo
Produzione TeatroVivo





