PRODUZIONI
Teatro ragazzi
Il Gatto con gli stivali
Liberamente ispirata alla favola omonima di Perrault
ideazione e regia Mario Fracassi - collaborazione artistica Santo Cicco
Un giovane e sfortunato ragazzo si traveste da Gatto (assumendo su di sé il ruolo dell’eroe e, dunque, del bambino), usando l’astuzia e l’inganno, si procura ricchezza e felicità facendosi beffe del potere costituito; tale potere è rappresentato da un Orco da operetta...
Lo spettacolo si presenta come uno scherzo leggero e irridente, dove tutte le situazioni che possono prestarsi alla risata, allo sberleffo, al nonsense e all’effetto comico sono amplificate ed accentuate dagli interventi dei personaggi come in una sorta di viaggio fantastico, con il trionfo della bizzarria e del gioco.
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Una Produzione TeatroVivo e Classe Mista
Fantacadabra - Il grande libro delle storie
con Paolo Capodacqua, Martina Di Genova e Santo Cicco - regia Mario Fracassi
Musiche e canzoni di Paolo Capodacqua eseguite dal vivo
Uno spettacolo con tante canzoni, immagini e storie di bambini e di adultibambini raccontati nella maniera delicata e divertente di chi prova a guardare il mondo proprio dal punto di vista dei bambini. In questo spettacolo ci sono storie e canzoni di bambini meravigliosamente “normali”: sono i nostri figli con le loro quotidiane stupefacenti rivelazioni. Sono bambini che raccontano di avere due maestre, una a righe e l’altra a quadretti…
Lo spettacolo parla anche attraverso le parole dei più importanti scrittori per l’infanzia, del gioco e dell’amicizia,
dell’infanzia e del mondo adulto, del dolore e dell’orrore che ognuno di noi può incontrare nella sua piccola quotidianità. Uno spettacolo sulle storie per ragazzi dove “Un Grande Libro” prende vita attraverso le parole cantate e pronunciate: la parola esce dalla pagina ed entra in un corpo e da questo corpo viene masticata e vissuta attraverso gesti ed espressioni. Così la parola non è più simbolo astratto, ma dato concreto: gesto, oggetto, musica. Le storie che si raccontano non saranno più solo tante parole, ma diventeranno canzoni e vita di personaggi, il colore e la consistenza di un oggetto, un suono o una melodia, il sapore di un cibo…
Il nostro è anche uno spettacolo legato alla tradizione del clown e dell’illusionismo teatrale adatto sia ad essere rappresentato all’aperto che al chiuso. Le storie, gli sketches e le gag che costruiscono la struttura dello spettacolo vanno dalle storie di Rodari e Piumini, ai temi circensi dell’esibizione, passando a quelli dell’illusionismo, dai giochi di magia all’opera teatrale, fino a presentare situazioni di vita quotidiana o contesti più assurdi e surreali. Il gioco dello spettacolo è comunque sempre centrato sulle ingenuità, le debolezze, le fissazioni, i deliri personali dei due attori maestri delle tecniche verbali e gestuali e della tradizione della “coppia comica”. Così, i due personaggi, il Clown Bianco, Martina Di Genova l’autorità, sempre bella ed elegante che vive sfruttando l’Augusto Santo Cicco che è anche il suo doppio, colui che sfugge al potere e non capisce le regole del gioco formano l’essenza dell’essere umano, la costante contraddizione tra ciò che si deve e ciò che si vuole fare in un continuo scambio di ruoli.. il tutto condito da situazioni comiche e divertenti e dal coinvolgimento del pubblico, invitato sulla scena per partecipare attivamente.
Una Produzione TeatroVivo
Armenia Mon Amour
di e con Tamara Fagnocchi - drammaturgia e regia Marcela Serli - da un'idea di Cristiano Roccamo
“Ragazzo mio, qual è la causa ancora oggi
di tutto questo dolore? Non è aver perso
delle persone care, o la nostra terra… E’ la
consapevolezza di poter essere odiati così
tanto. Che razza di umanità è che ci odia
fino a questo punto e con che coraggio insiste
nel negare il suo odio, finendo così
per farci ancora più male?”
(Charles Aznavour nel film Ararat-Il Monte dell’Arca)
Armenia Mon Amour è un monologo a più voci, ironico e onirico, che tratta la drammatica e complessa vicenda degli armeni offrendo molti punti di vista e lasciando allo spettatore il compito di crearsi un’opinione critica sulla storia che viene presentata. Nonostante la tematica forte e tragica, ci sono diversi personaggi comici, grotteschi, che alleggerendo i toni fanno sorridere, a volte addirittura ridere, raccontando parte della storia. L’intento dello spettacolo è di far riflettere senza retorica. E’ proprio tramite la risata, amara, che si coglie con ancor più immediatezza il dramma di persone che alla fine potremmo considerare “uguali a noi”.
La Storia - La Questione Armena. Gli armeni sino all’inizio del secolo erano l’etnia maggioritaria nell’Anatolia orientale; in un quarto di secolo sono pressoché scomparsi.
Maremoto? Terremoto? Cataclisma? Peste?
No. La risposta sta in una parola definita dall’ONU nel 1948: “Genocide”.
Il massacro degli armeni da parte del governo turco viene definito come il primo genocidio del XX secolo. Dal 1915 al 1923 furono uccisi circa 1.500.000 di armeni da parte dei turchi: si cominciò con l’eliminazione del cervello della nazione, 600 intellettuali fatti sparire in una notte, poi si passò all’eliminazione della forza, tutti gli uomini dai 18 ai 60 furono isolati
e massacrati. Rimasero donne, vecchi e bambini, i quali furono deportati nel deserto e lasciati morire di fame, fatica e malattie. Sparare loro sarebbe stato sprecare del piombo. Nel 1987 il Parlamento Europeo riconosce il genocidio del popolo armeno. Oggi il governo turco nega il genocidio. Sono passati 94 anni. Non sono un po’ troppi per lasciare senza verità
un popolo?
La questione armena rimane oggi uno dei punti fondamentali della politica europea ma nonostante tutto l’argomento non è certamente considerato al pari di altre storie nere che appartengono al genere umano. Raccontare senza giudizio le tragedie del popolo armeno è ora un atto dovuto soprattutto in questo momento in cui il giorno della memoria è episodio museale che quasi non ci appartiene. La storia degli armeni è la stessa degli ebrei, dei tutsi, dei palestinesi, dei kossovari e di tutti quei popoli che vivono tra noi invisibili. Lo spettacolo, parlando di questa grande tragedia, vuole ricordare quelli che sono morti a milioni solo perché erano e sono diversi dai loro carnefici.
Note di Regia. Che cosa possiamo dire di più di quella verità?
Niente. Possiamo solo dirla di più.
E possiamo dirla in un altro modo.
Volevo raccontare la Storia, una storia crudele, il massacro di un milione e mezzo di persone, l'annientamento di un popolo. Non volevo però toni retorici e pedanti, elementi che agendo sull'angoscia allontanano. Ho preferito raccontare la realtà del popolo armeno utilizzando l'arma dell'umorismo e del grottesco senza dimenticare mai il rispetto per la serietà del dramma.
La drammaturgia dinamica e frammentata fa sì che lo spettatore ascolti attraverso diversi e, apparentemente incoerenti, punti di vista e possa evincere da solo, poco per volta, la storia. Da un lato si prende coscienza di una vicenda trascurata troppo a lungo, dall'altro ci si assume delle responsabilità sulla leggerezza che spesso abbiamo nel rapportarci con gli orrori della Storia. Armenia Mon Amour è un monologo ironico a più voci sulle atrocità subite dagli armeni e sul nostro sguardo da occidentali spesso ingenui, ignoranti e inconsapevoli di ciò che ci succede attorno. Attraverso il riso, amaro, vorrei riuscire ad arrivare al cuore dello spettatore, senza la pretesa di essere sacri o dissacranti, ma sperando di svelare una pretesa e necessaria verità.
Marcela Serli
Una Produzione TeatroVivo
La bella Luna a Dondolo
poesie e filastrocche di Gianni Rodari musicate ed interpretate da Paolo Capodacqua
Il rapporto tra le parole di Gianni Rodari e la fantasia dei bambini è un rapporto magico; un rapporto che immediatamente mette in movimento le dinamiche immaginative e creative del bambino, coinvolgendolo in una sorta di girotondo fatto di rincorsa del senso, della parola, del "fantastico" e della poesia: un gioco intelligente, di alto valore pedagogico, che rivela la grandezza e la genialità di Rodari.
Paolo Capodacqua, musicista e autore che crede nell'importanza di una “Canzone intelligente”, ha trovato un modo stimolante e convincente di "trasmettere" e comunicare l’enorme patrimonio lasciatoci da Gianni Rodari: ha rivestito le poesie e le filastrocche del poeta scomparso trent’anni fa con musiche di bellezza e semplicità tutte infantili, allo scopo di meglio veicolare i temi rodariani fino alla "platea" dei bambini. Nella “Bella luna a dondolo” si viene presi per mano e condotti nell’universo poetico e fantastico del più grande scrittore per bambini. Si comincia incontrando un piccolo bambino di nome Gianni (guarda caso) e si passa attraverso storie e filastrocche, tabelline bizzarre e onomatopee anomale che smettono l’abito del nonsense per caricarsi di significati importanti. Un incontro che avviene sul terreno del gioco e del coinvolgimento, con i bambini stimolati a partecipare ed intervenire con le sole armi dell’intuito, della fantasia e della creatività.
Gianni Rodari aveva una grande passione per la musica: da ragazzo aveva studiato per anni il violino, e, oltre che poeta e scrittore, è stato anche un autore teatrale: gli era perciò naturale il senso dello spettacolo musicale. Con una felice intuizione, Paolo Capodacqua ha colto questa poco nota disposizione di Rodari, e ha realizzato un suo personale lavoro di grande valore. Come ha proceduto ? Ha scelto dei significativi testi poetici di Rodari, e su essi, con un originale equilibrio tra testo, musica, canto e brevissimi siparietti parlati, ha inventato questo spettacolo teatrale, registrato poi nel CD "LA TORTA IN CIELO".
In che cosa consiste l'originalità del suo lavoro? In primo luogo non ha realizzato il solito spettacolino infantile bamboleggiante (per Rodari era un fermo principio pedagogico non bamboleggiare mai rivolgendosi, in qualsiasi forma, ai bambini). Il ritmo e la melodia della sua musica, e la sua limpida voce accattivante, si applicano con grande rispetto ai testi e, nello stesso tempo, dilatano e rendono fruibilissimi gli effetti della parola poetica di Rodari. Paolo Capodacqua non si è proposto, quindi, come spesso deprecabilmente accade a chi si rivolge ai bambini, come un attore che si serve dei testi per esibirsi in un suo gratificante show personale, ma di farsi interprete creativo di un mondo poetico di alto livello come quello di Rodari. Anche per questo, il suo lavoro sembra un antidoto a tanta volgarità spettacolare, che cerca solo effetti epidermici. Non solo, infatti, riesce a stimolare profondi bisogni fantastici ed emotivi dell'infanzia, ma costituisce anche, tra l'altro, uno dei rarissimi casi in cui il fascino della parola cantata può far incuriosire alla parola scritta, e in questo caso, a leggere Rodari.




