PRODUZIONI

Teatro popolare

 

 

 

Una Produzione TeatroVivo e Euralia Teatro

Cosmicomica

di e con Cristiano Roccamo e Luca Cairati - regia Ted Keijser

“Non vi è nulla di comico al di fuori di ciò che è propriamente umano” (Henri Bergson)

COSMI

Due artisti girovaghi che nel teatro non credono più. Un carretto che li ha portati in giro per il mondo. Cosa può far di nuovo nascere la scintilla in questi due attori disillusi? La risposta sta nel pubblico, che, come una magia, ri- innesca la fantasia dei due, i quali per un’ora terranno adulti e piccini incollati alle loro sedie ripercorrendo tutto il loro repertorio comico: da Molière a Beckett, passando per Shakespeare, Cervantes fino all’improvvisazione dei comici della Commedia dell’Arte.

E il carretto, che pareva inerte, aprendosi si trasforma nel palcoscenico ideale per questa ultima rappresentazione che fonde finalmente il teatro moderno con quello classico, attingendo all’ineguagliabile bagaglio della Commedia dell’Arte all’Italiana. Scene acrobatiche di scale impazzite, grottesche corse di cavalli, duelli, maschere, travestimenti, improbabili e comicissime scene d’amore, equivoci, questo e molto altro porta il pubblico dentro a un tourbillon di risate liberatorie e senza età.

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COSMICOMICA è una commedia che spazia in ogni direzione: dagli stereotipi classici della Commedia all’Italiana ai personaggi intramontabili della drammaturgia moderna. I protagonisti decidono di far rivivere la Commedia dell’Arte, ritrovandola in tutte le commedie e le tragedie occidentali più famose, affermando una volta ancora che questa Grande Tradizione Italiana è più che mai viva e presente.

Momenti fuori maschera e scene d’improvvisazione fanno da collante alle varie vicende. Il pubblico è chiamato a giocare e a divertirsi con gli attori che regalano momenti d’ilarità grazie alla loro capacità di passare con disinvoltura dall’Arte della Commedia all’Italiana alla clownerie.

Uno spettacolo comico universale, perché adatto a tutti, grandi e piccoli, e comprensibile in qualsiasi parte del mondo per la capacità intrinseca del gesto comico di arrivare a chiunque. Un’esperienza “cosmicomica”, appunto.

 

 

Una Produzione TeatroVivo

Armenia Mon Amour

di e con Tamara Fagnocchi - drammaturgia e regia Marcela Serli - da un'idea di Cristiano Roccamo

“Ragazzo mio, qual è la causa ancora oggi di tutto questo dolore? Non è aver perso delle persone care, o la nostra terra… E’ la consapevolezza di poter essere odiati così tanto. Che razza di umanità è che ci odia fino a questo punto e con che coraggio insiste nel negare il suo odio, finendo così per farci ancora più male?”
(Charles Aznavour nel film Ararat-Il Monte dell’Arca)

Armenia

Armenia Mon Amour è un monologo a più voci, ironico e onirico, che tratta la drammatica e complessa vicenda degli armeni offrendo molti punti di vista e lasciando allo spettatore il compito di crearsi un’opinione critica sulla storia che viene presentata. Nonostante la tematica forte e tragica, ci sono diversi personaggi comici, grotteschi, che alleggerendo i toni fanno sorridere, a volte addirittura ridere, raccontando parte della storia. L’intento dello spettacolo è di far riflettere senza retorica. E’ proprio tramite la risata, amara, che si coglie con ancor più immediatezza il dramma di persone che alla fine potremmo considerare “uguali a noi”.

La Storia - La Questione Armena. Gli armeni sino all’inizio del secolo erano l’etnia maggioritaria nell’Anatolia orientale; in un quarto di secolo sono pressoché scomparsi.
Maremoto? Terremoto? Cataclisma? Peste?
No. La risposta sta in una parola definita dall’ONU nel 1948: “Genocide”.
Il massacro degli armeni da parte del governo turco viene definito come il primo genocidio del XX secolo. Dal 1915 al 1923 furono uccisi circa 1.500.000 di armeni da parte dei turchi: si cominciò con l’eliminazione del cervello della nazione, 600 intellettuali fatti sparire in una notte, poi si passò all’eliminazione della forza, tutti gli uomini dai 18 ai 60 furono isolati e massacrati. Rimasero donne, vecchi e bambini, i quali furono deportati nel deserto e lasciati morire di fame, fatica e malattie. Sparare loro sarebbe stato sprecare del piombo. Nel 1987 il Parlamento Europeo riconosce il genocidio del popolo armeno. Oggi il governo turco nega il genocidio. Sono passati 94 anni. Non sono un po’ troppi per lasciare senza verità un popolo?

Armenia

La questione armena rimane oggi uno dei punti fondamentali della politica europea ma nonostante tutto l’argomento non è certamente considerato al pari di altre storie nere che appartengono al genere umano. Raccontare senza giudizio le tragedie del popolo armeno è ora un atto dovuto soprattutto in questo momento in cui il giorno della memoria è episodio museale che quasi non ci appartiene. La storia degli armeni è la stessa degli ebrei, dei tutsi, dei palestinesi, dei kossovari e di tutti quei popoli che vivono tra noi invisibili. Lo spettacolo, parlando di questa grande tragedia, vuole ricordare quelli che sono morti a milioni solo perché erano e sono diversi dai loro carnefici.

Note di Regia. Che cosa possiamo dire di più di quella verità?
Niente. Possiamo solo dirla di più.
E possiamo dirla in un altro modo.
Volevo raccontare la Storia, una storia crudele, il massacro di un milione e mezzo di persone, l'annientamento di un popolo. Non volevo però toni retorici e pedanti, elementi che agendo sull'angoscia allontanano. Ho preferito raccontare la realtà del popolo armeno utilizzando l'arma dell'umorismo e del grottesco senza dimenticare mai il rispetto per la serietà del dramma.

Armenia

La drammaturgia dinamica e frammentata fa sì che lo spettatore ascolti attraverso diversi e, apparentemente incoerenti, punti di vista e possa evincere da solo, poco per volta, la storia. Da un lato si prende coscienza di una vicenda trascurata troppo a lungo, dall'altro ci si assume delle responsabilità sulla leggerezza che spesso abbiamo nel rapportarci con gli orrori della Storia. Armenia Mon Amour è un monologo ironico a più voci sulle atrocità subite dagli armeni e sul nostro sguardo da occidentali spesso ingenui, ignoranti e inconsapevoli di ciò che ci succede attorno. Attraverso il riso, amaro, vorrei riuscire ad arrivare al cuore dello spettatore, senza la pretesa di essere sacri o dissacranti, ma sperando di svelare una pretesa e necessaria verità.

Marcela Serli