PRODUZIONI
Prosa
MILES GLORIOSUS
di Tito Maccio Plauto - regia di Cristiano Roccamo

DATE TOURNÉE
LUGLIO
16 SARSINA Arena Plautina
21 NOALE Rocca dei Tempesta
22 SARSINA Arena Plautina
23 FERENTO Teatro Romano
28 ASCOLI PICENO Teatro Romano
29 ANCONA Teatro Romano
30 URBISAGLIA Anfiteatro Romano
31 STIAVA Villa Gori
AGOSTO
5 GUBBIO - Teatro Romano
7 GRUMENTO NOVA
8 VAGLIO DI BASILICATA
10 PALMI
11 PALERMO
12 SEGESTA
13 MESSINA Monte di Pietà
20 SARSINA
26 FOLLONICA
SETTEMBRE
2 RUTIGLIANO (BA)
30, 1 e 2 OTTOBRE MILANO Teatro Manzoni
Perchè Plauto
Plauto scriveva per un pubblico popolare, cercava di assecondare il gusto del pubblico e di ottenere l’applauso della platea. Al pubblico popolare piacciono i vari espedienti farseschi: le sorprese e le battute comiche, gli equivoci e gli scambi di persona, le beffe e i raggiri, la caricatura e la parodia, i giochi di parole, i doppi sensi grossolani, l’esaltazione dei piaceri materiali, la ricerca del guadagno e del denaro con ogni mezzo.
Plauto è il padre del teatro comico popolare moderno. Le sue commedie hanno ricevuto pesanti critiche in epoche dominate dal gusto classico o classicistico perché non rappresentavano un’arte raffinata, morigerata e decorosa. Il classicismo francese del Seicento, per esempio, anche se il grande Moliere trasse spunti e argomenti da Plauto, mostra un profondo disprezzo nei confronti delle commedie plautine, in particolare per il linguaggio ruvido e triviale.
Ma a partire dai primi decenni del Novecento il comico farsesco torna di moda e riacquista un valore artistico. La fortuna del teatro di Plauto segue l’onda dei film comici di Charlie Chaplin. Nel mondo di Plauto non esistono né moralità né umanità: i rapporti tra gli uomini si basano sull’inganno e sulla frode, oppure mirano a ricavare guadagno o piacere. I sentimenti e gli affetti sinceri, quando ci sono, sono comici e non commoventi.
Vedi la scheda dello spettacolo
Una Produzione Plautus Festival 2010 - TeatroVivo
La Commedia dei Gemelli
da "I Menaechmi" di Plauto
(repertorio)
con Massimo Venturiello - regia di Ted Keijser
A prima vista sembra che Plauto voglia scrivere una semplice commedia col suo solito saporito linguaggio, con scherzi, intrighi, passioni, incomprensioni, diffidenza, esuberanza, arrivando ad uno scompiglio totale. Ma Plauto fa anche vedere che noi possiamo essere rovesciati sottosopra per la variabilità dell’ essere umano. Per amici e parenti di Menecmo, il nuovo arrivato, suo fratello gemello, altri non è se non Menecmo stesso che, per sottrarsi alle sue responsabilità, si finge quasi un altro. È colui che cerca di salvarsi la pelle, che pensa di poter fare e disfare come conviene a lui. Egli spinge le persone che di solito lo frequentano all’alienazione mentale, per cui esse, a loro volta, dichiarano lui matto e cercano con forza di rinchiuderlo in manicomio. Per fortuna c’è sempre il servo onesto e di buona fede, in questo caso Messenione, a salvare il suo padrone in difficoltà. Ma anche lui non riesce a riconoscere il fratello gemello del suo vero padrone e crede invano d’aver guadagnato la sua libertà con questa impresa eroica. Le complicazioni per Menecmo aumentano rapidamente e la spirale di furberie e inganni non conosce fine. Nessuno si fida più di nessuno fino a quando si scopre lo scambio dei due gemelli e Messenione mette tutto al suo posto. Una storia con un lieto fine insomma, come si voleva all’epoca e come, dopotutto, si gradisce anche ai giorni nostri.
Plauto scriveva questa Fabula Atellana(commedia da sagra, festa popolare, kermesse) 2000 anni fa per divertire il pubblico romano. Ci riesce con mezzi semplici e molto efficaci. Facilmente si riconoscono nel comportamento degli attori i nostri stessi comportamenti. Il successo di questa commedia si basa sul fatto che il pubblico sa tutto mentre i personaggi in palcoscenico non sanno niente e questo artificio viene magistralmente sfruttato da Plauto inventando una teoria infinita di malintesi che solo il pubblico comprende.
Il Cast. Un cast affiatato, energico, esperto della commedia. Nel ruolo del protagonista Massimo Venturiello, attore, doppiatore e regista, la sua esperienza nel campo teatrale e cinematografico insieme alla sua disponibilità a creare e a stupire ne fanno un artista efficace e divertente. Un istrione che magnetizza il pubblico per il suo saper essere presente e sorprendente.
Note di Regia. Come per tutti i miei lavori da regista, cerco, anche con “Menecmi”, la musica e il ritmo della parola e la musica e il ritmo del corpo, la musica e il ritmo del coro dei commedianti e la musica e il ritmo dello spazio. Cerco di andare fino in fondo nel gioco degli equivoci, proposto da Plauto. Cerco con i commedianti il massimo della loro fisicità. Voglio creare la complicità tra di loro per arrivare a mettere in risalto la struttura del testo. Prima di tutto deve esserci la gioia di giocare/recitare questa commedia plautina e il gruppo deve funzionare come un organo unico, nel quale
ognuno è solista al momento giusto.
“Menecmi” è un gioco degli equivoci che scatena il riso ed anche la risata vera è eterna. Dico apposta risata vera, perché parlo della risata che viene spontanea, immediata, senza passare per il ragionamento. Non te ne accorgi nemmeno, guardi e ridi. Questa risata viene direttamente dalla pancia. Il riso come il pianto è anche liberatorio. Il riso e il pianto sono i due meccanismi per i quali io faccio il mestiere del regista e faccio teatro. Maestri come Carlo Mazzone Clementi e Jacques Lecoq mi hanno insegnato che la commedia è una cosa seria e non è facile come sembra.
Ted Keijser


