La Commedia dell’Arte

Il fenomeno della Commedia dell’Arte

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I pionieri dell’impresa possiamo definirli certamente degli autodidatti, portatori per nascita probabilmente, di una nuova mentalità borghese e commerciale; il profumiere Flamino Scala, il dottor Adriano Valerini, l’ex.soldato di ventura Francesco Andreini, la colta borghese Isabella sua moglie, il tintore Pier Maria Cecchini ed altri creano socialmente il mestiere.
Le prime compagnie di cui si ha notizia, sono composte di un minimo di sei attori, all’interno delle quali, in principio, non si distinguono gerarchie di ruoli ed il lavoro collettivo garantisce a tutti di dividere guadagni e rischi, nel pieno spirito fraternal. Per garantirsi un ricambio di pubblico, essi fanno riferimento soprattutto a principi appassionati di spettacoli, felici di assicurarsene le dipendenze all’interno si stanzoni al chiuso (dove è possibile farsi pagare). Queste stanze si moltiplicano rapidamente in tutta Italia. Ne apre uno vicino a Roma (Anguillara) nel 1545; il Grazzini ne parla nel 1552 a Firenze dove nel 1576 comincia a funzionare regolarmente il teatro di Baldracca, gestito dalla magistratura della Dogana, che devolveva i proventi in beneficenza. Si arriva dunque nel 1581 con le sale in San Cassiano a Venezia di Alvise Michiel ed Ettore Tron. A Napoli si fissano pressoché compagnie stabili. La prima di cui si ha notizia è quella di Carlo Fredi, che staccatosi dai Gelosi, si mette a recitare in proprio presso la stanza di San Girolamo de’ Genovesi.
Per tutelare il mercato ancora minacciato dalla concorrenza del teatro accademico, le prime compagnie iniziano le tournee all’estero in Francia, Germania, Spagna, Inghilterra o Austri, dove consolidano il proprio prestigio.
La più antica, forse, delle compagnie di Commedia dell’Arte, quella dei Gelosi e attiva in Italia ed in Francia già all’inizio del 1570. Consacrata a livello di prestigio e professionalità, la troviamo a recitare a Venezia, sotto gli occhi di Enrico III di Francia, alla corte di Ferrara ed alla feste Medicee. Con essi recitano figure importanti del tempo, fra cui Alberto naselli, Zan Ganassa, probabile inventore della maschera di Arlecchino e poi famoso in Spagna, i due Andreini ( Francesco inventore del Capitan Spavento da Vall’Inferna sua moglie Isabella, eccezionale innamorata), Vittoria Piissimi, ballerina e servetta, il Pedrolino Giovanni Pellesini, Il Pantalone Giulio Pasquali ed il Graziano Ludovico de’ Bianchi. La Morte improvvisa di Isabella nel 1604 a Lione, ne determina lo scioglimento.
I Gelosi sono affiancati, a fine secolo, da altre importanti compagnie: i Confidenti (1574-1639), famosi soprattutto dal 1612 quando entrarono sotto la protezione di don Giovanni dei Medici, tra le cui fila recitano Niccolò Barbieri, Beltrame, Marc’Antonio Romagnesi, Pantalone, gli Zanni Scapino, Francesco Gabrielli e Mezzettino, Ottavio Onorati, Domenico Bruni fra gli Innamorati, come drammaturgo Flamini Scala; i Desiosi (1581-1599), vicini ai Gonzaga, fra cui recita Diana Ponti detta Lavinia; gli Uniti (1578-1640), legati anch’essi ai Gonzaga, fra cui troviamo, dal 1594, il Napoletano Silvio Fiorillo, inventore di Capitan Matamoros e, probabilmente, di Pulcinella.
Gli Accesi (1590-1628), guidati da Pier Maria Cecchini, Frittellino; i Fedeli (1601-1652) di Giovan Battista Andreini, Lelio; con quest’ultimo recitano la moglie Virginia Ramponi, Florinda, il Capitan Rinoceronte Girolamo Garavini e il famoso Arlecchino, Tristano Martinelli.